Il paese nero questions another abandonment beyond that of towns and houses, the abandonment of a territorial system that guaranteed a high level of social complexity.
Il paese nero is the study of a censorship of the complexity of a country that – with urbanization in the post-war period – preferred stereotypical interpretations and solutions for territorial contexts. Il paese nero is an archive of recordings from an empty country, sequences for the montage of a seductive landscape that records the seductive capacity of the territory and composes an Italian landscape that invites two desires:
A political desire.
An interpretation that sees the territory as the author of a complex society has meaning when the marginal system of the towns is abandoned in favor of a single city in which nearly all economic and cultural life unfolds, whose efficiency requires continual simplifications: of formats of communication and hence of contents, behaviors and desires. When the houses, the towns, the territory are generated by the writing of regulations, il paese nero offers a language for the reconstruction of an attractive landscape.
An intimate desire.
Il paese nero makes us sensitive to the attraction of a rewritten territory and replenishes abandon with the sense of letting yourself go. “The pleasure of getting lost has to be an obsession that implies decisive choices and the risk of unpredictable consequences” (Mario Lupano, Lo-Fi Architecture, architecture as curatorial practice, Marsilio, Venezia, 2010).
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Il paese nero interroga un altro abbandono oltre quello dei paesi e delle case, l’abbandono di un sistema territoriale che garantiva un elevato livello di complessità sociale.
Il paese nero è lo studio di una lacuna, di una censura della complessità di un Paese che – con l’urbanizzazione nel secondo dopoguerra – ha preferito interpretazioni e soluzioni stereotipe per i contesti territoriali. Il paese nero è un archivio di registrazioni da un Paese vuoto, sequenze per un montaggio che registra la capacità seduttiva del territorio e compone un paesaggio italiano che invita a due desideri:
Un desiderio politico.
Una interpretazione che vede il territorio stesso come autore di una società complessa, ritrova senso quando il sistema marginale dei paesi viene abbandonato a favore di una unica città in cui si svolge quasi per intero la vita economica e culturale, la cui efficienza ha bisogno di continue semplificazioni: dei formati di comunicazione quindi dei contenuti, dei comportamenti e dei desideri. Quando le case, i paesi, il territorio sono generati dalla scrittura di norme, il paese nero offre un linguaggio per la ricostruzione di un paesaggio attraente.
Un desiderio intimo.
Il paese nero rende sensibili all’attrazione di un territorio riscritto e restituisce all’abbandono il senso di lasciarsi andare. “Il piacere del perdersi deve essere una ossessione che implica scelte decise e il rischio di conseguenze imprevedibili” (Mario Lupano, Lo-Fi Architecture, architecture as curatorial practice, Marsilio, Venezia, 2010).